Mechanics/ Dynamics/ Aesthetics/

a cura di Pako Massimo

Il Game Design, come del resto tutto quello che concerne la progettazione, è una materia strana e affascinante. Il fatto che progettare (video)giochi coincida spesso con aspetti prettamente industriali, come per esempio la programmazione di un codice, lo rende a tratti un’opera dai contorni sfumati, quasi intangibile e ostica. E qui entrano in gioco Meccanica/Dinamica/Estetica (MDA), che possiamo considerare un vero e proprio ponte tra game design e game development: suddividere un prodotto complesso come un videogioco in tre grandi categorie principali, MDA appunto, ci permette di circoscrivere gli argomenti così da poter affrontare ordini di problemi più piccoli e gestire le difficoltà con maggiore efficacia. Quello che gli studenti del biennio di Graphic Design Multimedia hanno fatto in questi anni è stato progettare videogame. Suddivisi in Team autonomi, hanno affrontato tutti gli aspetti della progettazione di un prodotto enorme come un videogioco, collaborando quando necessario e fondendosi in team più grossi se richiesto dalle necessità di sviluppo. Tutto sempre tenendo bene a mente i tre pilastri di MDA: le meccaniche che sono nascoste nell’ombra, non visibili al giocatore, ma senza le quali nulla potrebbe accadere sullo schermo. Le dinamiche che permettono fisicamente di attivare le meccaniche di gioco e quindi di giocare effettivamente. L’estetica che è la più appariscente delle tre sorelle, perché è la prima che i giocatori incontrano e, soprattutto, è quella che stabilisce il tipo di rapporto emotivo che si instaura tra giocatore e gioco.